Il rientro al Maitai resort ci regala un’ultima grande emozione, col vento che ci scuote la faccia, laggiù le nuvole striate di pioggia si sciolgono in continui arcobaleni. La barca scivola veloce sul mare che pare una tavola e sembra sospesa, tanto l’acqua è limpida, e sotto, isole scure di coralli fanno intravedere branchi di pesci che si rincorrono. Il giorno seguente, con l’auto, andiamo a visitare uno degli allevamenti di ostriche che producono le leggendarie perle nere di Tahiti, belle e costose, e nel piccolo negozio un gran numero di compratori, lentino agli occhi, sceglie le perle più perfette. Il sogno Fakarava è finito, al piccolo aeroporto di Rotoava una ragazza mi saluta mettendomi al collo l’ennesima collanina di conchiglie. Si parte col piccolo turbomotore a elica, destinazione Bora Bora.
Dall’alto si susseguono una ad una le isole Tuamotu e dopo soli dieci minuti sorvoliamo Rangiroa, il più grande atollo del mondo, una tavolozza titanica con tutte le gradazioni del blu. Bora Bora la mitica. Mi ritrovo, dopo il consueto trasbordo in barca e la collana di fiori al collo (piccola nota: le collane dei fiori si mettono a chi arriva, e quelle di conchigliette a quelli che partono), a sorseggiare il cocktail locale Maitai, come un Robinson Crusoe, con l’aria profumata dal monoi, l’olio per la pelle delle vahinè, ricavato dal tiarè, la gardenia polinesiana, e poi il momento magico: il tramonto rosso porpora e striato, che sembra coprire come un lenzuolo tutta la laguna. Penso che Gauguin, in fondo, non aveva inventato niente, solo accentuato un po’, con la pittura, la realtà. A differenza di Fakarava, Bora Bora ha origini vulcaniche, e lo si intuisce guardando il suo inconfondibile profilo, dominato dai quasi mille metri del picco Otemanu, scuro di basalto e perennemente sfiorato dalle nuvole. E’ difficile trovare nomi di isole più celebri che facciano sognare più di Bora Bora, bella da togliere il fiato, magica, tappezzata di foreste tropicali, con la barriera corallina che racchiude la laguna turchese e i numerosi motu. Qui una leggenda locale racconta che Dio ha creato il mare e l’ha dipinto di blu per sentirsi bene guardandolo da lassù. L’atollo è il più gettonato dalle coppie italiane in luna di miele, è il viaggio della vita, e arrivano qui ubriacati da venticinque ore di volo e meno undici ore di fuso orario. Ma bastano un paio di sedute, massaggiati dalle potenti mani di un sblocca ossa locale e tatuato, all’ombra delle palme, per rimettere tutto a posto. Andando in catamarano e spinti dal maramu, il vento degli atolli, si sfiorano nei numerosi motu, leggendari resort dai nomi altisonanti e frequentati dai vip più celebrati ; il Pearl beach resort con bungalow sulla spettacolare laguna popolata come un acquario. Più in là, il St Regis resort Bora Bora con pilotis costruiti con pregiati legni, lo storico Bora Bora resort all’ombra del monte Otamanu.
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